Ci hanno insegnato che il tempo è uguale per tuttə. Che scorre nello stesso modo, che basta organizzarsi meglio, fare attenzione, partire prima, darsi una mossa.
Ma è davvero così?
Durante uno speech che ho tenuto al freelancecamp insieme ad Arianna Zantedeschi, psicologa e tecnica dell’apprendimento specializzata in ADHD e DSA, siamo partite proprio da qui. Ma quindi il tempo è uguale per tuttə?
Se non ti va di leggere questo articolo scritto a quattro mani con Arianna Zantedeschi, puoi ascoltarlo. Non sono una lettrice ad alta voce professionista, mi scapperà qualche papera e devo ancora trovare gli strumenti giusti. Ma sto con quello che c’è. E spero possa esserti utile. La registrazione dura circa poco più di 12 minuti.
Abbiamo chiesto a chi era in sala di chiudere gli occhi e contare il tempo nella loro testa. Poi, al nostro stop, abbiamo chiesto loro di dirci il numero di secondi che erano passati. I numeri usciti ad alta voce erano diversi. Molto diversi.
Ed ecco il punto: il tempo non è uguale per tuttə.
Perché il tempo non è solo qualcosa che esiste fuori da noi. È anche qualcosa che il cervello costruisce dentro.
Se già tra persone diverse, nello stesso luogo e nello stesso momento, il tempo viene percepito in modi differenti, allora vale la pena chiederci cosa succede quando questa differenza diventa ancora più marcata.
Noi funzioniamo tutte e tutti in modo diverso e anche il rapporto che abbiamo col tempo è diverso. E per alcune persone il tempo è ancora più diverso che per altre.
Parliamo delle persone ADHD.
L’ADHD non è una scelta
L’ADHD è una condizione neuroevolutiva che ha a che fare con la coordinazione tra sistemi che gestiscono attenzione, tempo, motivazione ed energia.
Questo vuol dire che le persone ADHD possono avere caratteristiche anche molto contrastanti l’una con l’altra. Per capirlo meglio, proviamo a fermarci su tre aspetti molto concreti: il focus, l’organizzazione e l’avvio.
Il focus nell’ADHD
Le persone ADHD possono avere difficoltà nel mantenere il focus, l’attenzione su qualcosa di specifico. Ma dall’altra parte possono anche riuscire a iperfocalizzarsi su un compito per lungo tempo (tanto da dimenticarsi di mangiare, dormire, andare in bagno).
L’organizzazione
Possono avere difficoltà a organizzarsi. Ma anche essere in grado di trovare nuove soluzioni (grandi capacità problem solving), grazie al pensiero divergente. A volte anche con una rapidità sorprendente.
L’inizio
Possono avere delle difficoltà nelle partenze, ad avviarsi nel fare qualcosa: sono delle vere e proprie partenze lente. Eppure hanno anche la capacità di pensare e processare informazioni molto velocemente (pensieri veloci, anzi, velocissimi).
Quando arrivano i giudizi
Quando si parla di ADHD, troppo spesso il discorso scivola subito nel giudizio. Si pensa a una persona disordinata, in ritardo, incostante, distratta. Una persona che “potrebbe farcela, se solo volesse”.
Ma l’ADHD non ha a che fare con la mancanza di volontà. Ha a che fare con la coordinazione tra sistemi che regolano attenzione, tempo, motivazione ed energia, come abbiamo scritto poco fa.
Insomma queste non sono scelte: sono differenze di funzionamento. E, soprattutto, sono differenze prevedibili.
L’importanza della dopamina
La dopamina viene spesso raccontata come la molecola del piacere. In realtà è legata all’anticipazione: si attiva quando il cervello percepisce che potrebbe succedere qualcosa di importante, rilevante, piacevole. È ciò che ci aiuta ad agire, partire, cercare, esplorare, riprovare.
Se ti dicessi che tra poco, leggendo queste righe ti sveleremo un segreto.
Devi solo avere pazienza…
Continua a leggere, perché noi tra poco questo segreto te lo sveliamo.
Dai ancora una riga.
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Facciamo due
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Forse hai sentito qualcosa muoversi: curiosità, attesa, una piccola attivazione.
Sei qui che leggi e aspetti che ti riveliamo un segreto misterioso, succoso, intrigante.
Quello che stai sentendo (curiosità, attesa, forse un po’ di eccitazione) è legato all’attivazione dopaminergica.
Ecco, nelle persone ADHD questa attivazione può avvenire con maggiore fatica. E questa mancanza di dopamina ha un ruolo fondamentale nella percezione del tempo.
E il segreto? Be’ ora te lo sveliamo davvero.
Il tempo per le persone ADHD: ora e non ora
La maggior parte di noi immagina il tempo come una successione ordinata: passato, presente, futuro. Una linea che procede.
Per molte persone ADHD, però, il tempo non si presenta così. Spesso si parla di time blindness, di cecità temporale, una difficoltà nel percepire, stimare e gestire lo scorrere del tempo. Una difficoltà a vedere il tempo.
Per le persone ADHD il tempo non è una linea continua. È più simile a due punti.
“Ora”. “Non ora”.
Ora
“Ora” è tutto ciò che è vivo, presente, percepibile. Che mi attiva dopaminergicamente.
Una persona con cui sto parlando. Una richiesta urgente (urgente vera, tipo ora o mai più). Una scadenza tra dieci minuti.
Qualcosa che esiste abbastanza da attivarmi.
Non ora
“Non ora” è tutto il resto: tutto ciò che non ha ancora abbastanza peso per farmi partire. Tutto ciò che non attiva una reazione dopaminergica.
Una scadenza tra una settimana. Una persona sentita l’altro ieri. Un compito importante, sì, ma ancora troppo lontano per attivare davvero un mio comportamento.
E il futuro?
Il futuro dove sta?
Il futuro per le persone ADHD dove sta secondo te? Nell’“ora” o nel “non ora”?
Spesso nel “non ora”. O meglio. Molte persone ADHD capiscono il futuro razionalmente ma non lo “sentono abbastanza adesso” da attivare un comportamento. Perché può essere dopaminergicamente debole nel presente.
Finché il futuro non diventa vicino, concreto, urgente non riesco ad attivarmi, a motivarmi. Lo so che devo preparare una presentazione. Lo so che ho una consegna. Lo so che quel compito andrebbe iniziato. Ma non mi attivo.
Ecco perché le persone ADHD lavorano benissimo sotto deadline, non perché amino la pressione, ma perché a quel punto il futuro diventa presente. Il futuro diventa “ora”.
I giudizi sbagliati che facciamo quando non capiamo il funzionamento
Quando non conosciamo questo meccanismo, è molto facile riempire il vuoto con il giudizio.
Pensiamo:
“non è mai puntuale”
“non sa organizzarsi”
“non gli/le importa abbastanza”.
E invece molto spesso non siamo davanti a una scelta soggettiva, ma a un funzionamento diverso.
Dire a una persona ADHD “basta organizzarti meglio” è un po’ come chiedere a una persona di vedere meglio senza mai rendere la stanza più luminosa. O senza darle gli occhiali giusti.
Rendere il tempo visibile è una forma di cura
La domanda vera allora diventa questa: cosa possiamo fare, quando lavoriamo con una persona ADHD o quando siamo noi, per prime, a vivere questa relazione complessa col tempo?
Bisogna rendere il tempo visibile.
Rendere il tempo visibile vuol dire, per esempio:
usare reminder continui, timer, countdown, calendari, promemoria (e magari renderli anche automatici)
dare scadenze chiare e ravvicinate (entro pochissimi giorni, non una settimana)
e, quando il progetto si dipana nel tempo, dividere il lavoro in step e prevedere micro-scadenze, piccole ricompense intermedie.
Perché quando il tempo resta invisibile, chi ha più difficoltà a percepirlo finisce per pagare un costo altissimo in fatica, stress, giudizio subìto e autosvalutazione.
Collaborare non vuol dire imporre il proprio tempo
Capire il rapporto tra ADHD, dopamina e “ora” e “non ora”, non serve solo a descrivere meglio una condizione. Serve a cambiare il modo in cui lavoriamo insieme.
Collaborare non vuol dire costringere l’altra persona ad adattarsi al mio tempo. All’inizio di questo articolo te lo abbiamo dimostrato: probabilmente non avrai contato 20 secondi, perché il tempo è oggettivo, 20 secondi sono 20 secondi, ma il tempo noi lo percepiamo soggettivamente.
Collaborare e lavorare bene insieme significa partire da molto prima, significa allinearsi, accettare il tempo dell’altra persona. Poi ci sarà chi va il tempo e chi batte il controtempo, ma l’armonia che suoneremo sarà proprio quella giusta.
E allora ti chiedo: quante volte hai letto come mancanza di impegno qualcosa che, forse, era solo un rapporto diverso col tempo?
In foto: Arianna ed io, quando abbiamo iniziato a lavorare insieme qualche anno fa. Insieme abbiamo progettato questo speech e scritto questo articolo. E a lei va il mio più grande grazie. Perché siamo diverse, quasi totalmente, ma una cosa in comune l’abbiamo: sappiamo sempre allinearci, tempo e controtempo, insieme.
Qui sotto puoi vedere il video dello speech. E se vuoi partecipare ai prossimi eventi online o in presenza, sei sempre in tempo per iscriverti al freelancecamp: un posto chiaro, costruito e pensato da chi lo abita.
Facci un pensiero e se vuoi saperne di più, scrivimi e parliamone.
Io sono Sara Cremaschi e mi occupo di
produttività consapevole e diversità cognitiva.
Entro nei contesti dove “si è sempre fatto così” e porto altri modi di pensare, decidere, lavorare.
Lo faccio con simulazioni, formazione esperienziale e una cura testarda per tutto ciò che è invisibile ma reale.
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