Il primo a utilizzare questo termine è stato Henry David Thoreau in Walden ovvero vita nei boschi nel 1854. Nel 1854 non c’erano i social ma esisteva già la tendenza a semplificare le idee complesse: si tratta di un processo naturale che rende i nostri cervelli molto felici (perché il nostro cervello è un organo che vuole risparmiarci più fatica possibile, ne ho scritto in questo articolo).
Questo processo di semplificazione però ci fa perdere, molto spesso, sfumature e significati e in una realtà complessa come quella in cui viviamo, perdere dire vuol dire anche non vedere. E non sapere.
In fondo, se ci pensi, riuscire a comunicare la complessità del reale in modo chiaro, senza perdere informazioni o passaggi, è una sfida che ancora oggi, in molti contesti, non riusciamo a vincere (penso alle pubbliche amministrazioni e al magnifico lavoro dell’Osservatorio sul linguaggio chiaro presentato al Di Parola Festival).
Le conseguenze del brain rot
Per prima cosa possiamo renderci conto di cosa ci succede, o meglio di cosa succede alla nostra attenzione:
- la soglia di attenzione si riduce: potresti accorgerti che riesci a mantenere il focus per meno tempo rispetto a qualche tempo fa
- la memoria è più debole: potresti far fatica nel tenere a mente le informazioni
- il pensiero diventa più frammentato: potresti avere difficoltà nel sostenere ragionamenti complessi o critici
- infine aumenta la necessità di stimoli rapidi: potresti notare che la tua impazienza è aumentata, che cerchi stimoli sempre veloci e in modo costante (e la dopamina diventa il premio per questa ricerca spasmodica, fino a renderti dipendente).
Allenare l’attenzione contro il brain rot
E quindi che facciamo? Abbiamo tutti i cervelli marci e ci arrendiamo?
Possiamo, in fondo chi sono io per giudicare questa scelta legittima.
Però vorrei darti anche delle alternative possibili. Un vero e proprio allenamento della tua attenzione.
L’attenzione è una qualità vitale per noi. Una vita piena è una vita a cui stiamo attentə. Pensa a tutte le cose che per te sono importanti: persone, oggetti, progetti. Non è forse con l’attenzione che te ne prendi cura?
Detox digitale
Prova a stabilire delle fasce orarie per le comunicazioni digitali. Invece di leggere le mail ogni volta che ti arrivano, datti un tempo solo per questa attività. Se lavori con altre persone, condividi questa tua scelta, in modo che non si aspettino una risposta immediata. Potresti addirittura segnalarlo in un autoresponder, per avvisare chi ti scrive che risponderai in un determinato momento.
Zone “no device”
Crea delle zone “no device” in casa e in ufficio: delle stanze in cui riporre i device (cellulari compresi) per goderti una pausa digitale. E se davanti alla macchinetta del caffé parlassimo senza scrollare i social? Provaci.
Le notifiche
Disattiva le notifiche il più possibile. Se questo però non ti fa sentire al sicuro, prova a ridurle o a ridurre il numero di device su cui riceverle. Esistono app che possono aiutarti ad accorpare le notifiche (ne ho scritto in questo articolo) e a fartele visualizzare in un unico momento, potrebbero aiutarti a non distrarti e a non farti sentire sempre in emergenza.
Di attenzione e distrazioni
Siccome è un argomento che mi appassiona, di attenzione e distrazioni ho scritto un po’. Se questo articolo ti è piaciuto potresti trovare interessanti anche:
Che tu possa allenare la tua attenzione,
e avere cura di te, anche al lavoro.
In foto, una vista di Terra del Sole, dell’autunno che sverdisce e dei muri che cadono, marci.